“Il calendario delle ingiustizie: la scuola delle ore rubate”
Ti siedi alla scrivania, guardi l’orario e ti accorgi che il vero programma è un capolavoro di ipocrisia e leccaculismo.
Sei uno degli invisibili: quelli che il collaboratore di turno manda in sala docenti a marcire ore e ore, senza rispetto, senza scuse, senza un briciolo di dignità.
Sei condannato a perdere sei ore a settimana (o più), letteralmente rubate, sottratte al tuo lavoro, alla tua vita. A correggere compiti che sembrano fatti apposta per non richiedere neanche un briciolo di attenzione.
Intanto i leccaculi di turno sorridono e distribuiscono favori come fossero caramelle, accomodando i loro amici in orari fatti su misura, pieni di ore vere, ore da insegnare, ore da vivere.
E noi? Noi siamo il branco di zombi con le ore buche, il branco di schiavi della nullità.
Nel nostro orario, tra materie improbabili come “Igiene (manco si lavano)”, “Educazione Civica (ma di cosa?)” e “Motoria (a rincorrere il tempo perso)”, spuntano le vere protagoniste:
“Prigionia forzata in sala docenti”
“Congedo coatto dalla dignità”
“Dissolvimento programmato del tempo”
“Iniezione letale di noia”
“Terapia intensiva del vuoto”
“Sfruttamento orario camuffato”
Se vuoi chiamarla “ora buca”, stai solo cercando di nascondere una verità più amara: la scuola, così com’è, è una macchina che ti divora il tempo e ti lascia solo l’odore acre della frustrazione.
Alzi la testa? No, meglio lasciare che la sedia si scaldi, e che il tempo, quel poco che hai, venga dissanguato a piccole dosi, ogni santo giorno.
Dicitura alternativa e pesante per le ore buche (da inserire in orario):
- “Sala d’attesa della disperazione”
- “Campo di detenzione temporanea”
- “Zona di non-esistenza didattica”
- “Coltivazione del nulla”
- “Congedo coatto dal lavoro”
- “Purgatorio professionale”
- “Deposito orario di residui umani”
- “Sessione di autodistruzione lenta”
- “Indennità di presenza fittizia”
- “Laboratorio di tempo perso”